Il SOLARPUNK – del team Solarpunkitalia

Cos’è il SOLARPUNK – Manifesto

Prima di cominciare

Il solarpunk è in divenire, come il mondo al quale cerca di riconnetterci.

Prendiamo atto dell’inevitabile cambiamento che verrà, e affidiamo al flusso della storia l’immobilità di queste nostre parole. Presto saranno parole superate, magari andranno riscritte tutte. Lo accettiamo, e lasciamo le definizioni non come dogmi, ma come testimonianza.

Parte prima – Cos’è il solarpunk

Il solarpunk è un genere letterario ed è un estetica. È anche un movimento: immagina un futuro migliore e costruisce strategie operative per renderlo possibile.

Nato negli anni ’10 di questo secolo, il solarpunk si fa interprete di sentimenti e istanze che chiedono un progresso collettivo, organico, equo, ecologico, inclusivo.
Fin dai suoi inizi esprime una visione politica complessa e aperta, ma chiara: inclusiva, femminista, ecologista, utopista, anarchica, organicista.
Anticapitalista, antirazzista, antipatriarcale, antispecista.

La parola

Solar. Solare è la fonte primaria e simbolo di vita, è l’energia alternativa ai combustibili fossili, è ciò che già c’è, e che dobbiamo impiegare in modo sostenibile e condiviso per sopravvivere.

Solare è la volontà utopica che coltiva (letteralmente) la speranza.

Solare è la luce del giorno, che si contrappone agli scenari piovosi, chiusi e posturbani della distopia.

Punk. I germi e la pratica della rivolta. Il rigetto verso il modello di sviluppo capitalista insostenibile, predatorio, assassino, in palese contrasto alla vita e vitalità non solo umana. La reazione contraria alla narrazione distopica, che non ci dà più strumenti utili per reagire e scivola nel conservatorismo o nell’estinzionisimo di tendenza.

La visione

L’estetica solarpunk dimostra una sensibilità non nuova, ma rinnovata: ecologismo e anarchismo si uniscono nella ricerca di un futuro non più nero, ma verde.

Il disastro è già passato e – in illustrazioni di città vegetali dove l’Art Nouveau si mischia alla tecnologia e all’arte di arrangiarsi  –  si ricomincia insieme, tuttə: persone di qualsiasi colore, provenienza, condizioni fisiche, età, genere e identità sessuale, riunite in comunità paritarie. Animali umanə e non umanə. Creature: fauna, flora, terra.

La letteratura

La letteratura solarpunk è fatta di racconti, di manifesti e di romanzi.

Il racconto sembra ancora il terreno di elezione del solarpunk attuale.
I romanzi solarpunk sono pochi: alcuni non nati, ma dimostratisi tali; altri dichiaratamente sulla strada dell’utopia e debitori all’ecofiction.

L’utopia è un riferimento chiaro. Non sottogenere della fantascienza, ma dispositivo narrativo della filosofia: cosa vogliamo fare, come e perché?

I manifesti solarpunk sono documenti programmatici nei quali l’ambientalismo viene accostato all’anarchismo comunitario, al socialismo, alla ribellione e alla guerriglia artistica. Esprimono la volontà di un ripensamento radicale del rapporto tra essere umano e natura: la visione organica del solarpunk si ricollega direttamente all’Ipotesi Gaia di Margulis e Lovelock, e all’ecofiction dagli anni Settanta del Novecento in poi.

Incompatibile con una economia basata sul consumo e sulla predazione, il solarpunk non predica un “ritorno alla natura”, ma persegue un progresso consapevole, nel quale la scienza e la tecnologia, usate in maniera trasparente e democratica, ci consentano di raggiungere finalmente l’equilibrio con la nostra biologia e il nostro pianeta.

A ciò si aggiunge un’inclusività altrettanto radicale, figlia stavolta dei nostri tempi e degli importanti movimenti di rivolta degli ultimi anni: antirazzismo e rifiuto del patriarcato sono la base per un’inclusività a tutto tondo. Verso le persone (grazie a istanze femministe, LGBTQIA*, antiabiliste), verso le creature tutte, verso il mondo, con il rifiuto di separare ontologicamente l’essere umano dal suo ecosistema.

Manifesto

Crediamo che il solarpunk sia un processo in corso, non un fenomeno chiuso.

La nostra parola chiave, scrivendo solarpunk e scrivendo di solarpunk, è speranza.

Il solarpunk è una nuova utopia che all’ottimismo preferisce la speranza, ed è un’utopia su due livelli.

La speranza è tra le righe: speranza di un futuro migliore e della possibilità concreta di costruirlo.

E la speranza è fuori le righe: il solarpunk vuole accadere e farsi ascoltare.

Il solarpunk vuole che esista un futuro migliore, e allo stesso tempo vuole esistere.

In questo spazio condiviso di Solarpunk Italia parliamo di ciò che scriviamo e di ciò che vorremmo scrivere. Scriviamo di ciò leggiamo e di ciò che vorremmo leggere.

C’è un solo modo sia per condividere, che per smentire la nostra visione del solarpunk: scriverne altro, ancora.

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Rapporti dal domani – antologia curata da Gian Filippo Pizzo

Rapporti dal domani, come insegnai ad amare la fantascienza

Come convincere chi non ama la fantascienza a rivedere la sua idea? Gian Filippo Pizzo ha curato un’antologia concepita apposta per questo scopo

 Articolo di S*

Doveva intitolarsi “Antologia per chi odia la fantascienza”, poi il concetto è stato un po’ “smussato” (se no non l’avrebbe comprata nessuno, a rigor di logica) in Racconti per imparare ad amare la fantascienza. Questo è il sottotitolo definitivo di Rapporti dal domani, la prima antologia raccolta dal più esperto antologista italiano, Gian Filippo Pizzo, per Delos Digital, che esce nella collana Odissea Fantascienza oggi in edizione digitale. Doveva esserci anche la versione stampata ma il Covid ha colpito e la stampa è stata bloccata per qualche giorno: arriverà a gennaio.

La copertina è di Franco Brambilla.

Sinossi

Se amate la fantascienza vi sarà certamente capitato di parlare con qualcuno, un amico, un collega, che non condivideva questo interesse. Anzi, magari vi ha guardato male, o ha fatto qualche battuta etichettandola come una bambinata. O addirittura scambiandovi per un ufologo. E lì certamente avete pensato: cosa posso proporgli di leggere per fargli cambiare idea? Qualcosa che mostri le potenzialità del genere, attragga l’interesse, ma senza spaventare. Spaventare, sì, perché spesso la fantascienza è scritta per lettori di fantascienza, e il novizio può faticare a entravi, se non trova i testi giusti.

Ecco, Gian Filippo Pizzo ha chiamato a raccolta autori italiani di comprovata esperienza per mettere in cantiere un libro di racconti pensati con questo scopo. Far amare la fantascienza a chi non la conosce, o addirittura la odia.

Fateci sapere, poi, com’è andata.

L’autore

Gian Filippo Pizzo (Palermo, 1951) si occupa da oltre 40 anni di fantascienza e fantastico, in campo sia letterario che cinematografico, in qualità di saggista, recensore, editor e curatore di collane, organizzatore di eventi e cineforum, occasionalmente anche scrittore di racconti. Ha curato, anche in collaborazione, venti antologie (questa compresa) delle quali le ultime sono Fantaetruria (Carmignani, 2019), Mogli pericolose (Watson, 2019) e Rizomi dal sole nascente (Kipple, 2020). È coautore di dodici libri di saggistica – con cui ha vinto 4 Premi Italia – di cui il più recente è la Guida ai narratori italiani del fantastico (Odoya, 2018). Cura il blog Fantascritture su WordPress.

Gian Filippo Pizzo, Rapporti dal domani , Delos Digital, Odissea Fantascienza 92, isbn: 9788825414103, ebook formato kindle (su Amazon.it) o epub (sugli altri store) con social drm (watermark) dove disponibile , Euro € 3,99 iva inclusa

Ebook disponibile

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da fantascienza.com Martedì 22 dicembre 2020 Alcuni diritti riservati 

Rizomi del Sole Nascente – recensione di Daniele Barbieri

db fa i conti con il fant-Oriente (visto dall’Italia) nell’antologia uscita da Kipple

«RIZOMI DEL SOLE NASCENTE»


Continua a leggere →

Racconti «immersi» nelle culture orientali, «segnatamente nelle loro discipline o dottrine, dall’induismo allo zen, dal confucianesimo al taoismo, al buddismo e via dicendo». Storie però declinate fuori dal cosiddetto mondo reale, insomma tra fantastico e fantascienza. Intorno a questa idea Gian Filippo Pizzo ha curato un’antologia (la sua 17esima, se non ho fatto male i conti) ingaggiando 7 autori e 3 autrici ovvero – in ordine di presentazione – Monica Serra, Danilo Arona, Antonino Fazio, Lukha B. Kremo, Irene Drago, Franco Ricciardiello, la coppia Stefano Carducci & Alessandro Fambrini, Sandro Battisti e Serena Barbacetto.

«Rizomi del sole nascente» – sottotitolo «La fantascienza dall’Italia all’Oriente» – è stata pubblicata dalla Kipple: 152 pagine per 15 euri. E’ il numero 32 della collana Avatar e molti titoli meritano, a mio avviso, di stare in una biblioteca del fantastico: si va dai “classici” come Vittorio Catani e Mauro Antonio Miglieruolo ai due romanzi fant-egiziani di Clelia Farris a un drappello di nomi che segnano questo inizio di millennio.

Se fra i racconti si assegnasse la palma del più divertente sarei molto indeciso se votare «Galattica» o «In nome della regina». Nel primo caso Antonino Fazio segue «il flusso» con bravura nella semplicità dell’avventura; Irene Drago invece sa entrare e uscire da molte Indie (reali e immaginarie) usando come grimaldello un certo Arthur Conan Doyle: «un impero di vecchi vanesi e bambini morti di fame», «truciolite» per far funzionare l’Univac 42, maieutica, coltelli, incongruenze volute e sparpagliate.

Il finale più geniale è opera di Franco Ricciardiello in «Un racconto di pioggia e luna»: lo sconsiglio però all’ala più integralista dei carnivori.

In qualsiasi rassegna musicale degli universi noti scatterebbero applausi a cascata per «Noraebang» di Serena Barbacetto. L’amore trionfa (se vi pare poco non accetterò i vostri inviti a cena o merenda) in «Interferenze» di Lukha Kremo.

«C’è da dire» – ammette Pizzo nell’introduzione – «che non tutti gli autori sono riusciti a seguire le indicazioni date dal curatore; se qualche racconto è davvero basato sul rapporto fra queste due culture, in altri è più sfumato […] fino ad arrivare a un paio che di orientale hanno solo l’ambientazione. Si tratta comunque di bei racconti». Mi trovo d’accordo con Pizzo che la media dei racconti (svicolanti o no) è comunque buona però secondo me a meritare il plauso aperto è soprattutto la coppia Carducci-Fabrini.

Ma c’è un racconto che considero illeggibile, impubblicabile. Non tanto per i miei gusti e disgusti – opinabili, come tutto – quanto perchè dovrebbe esistere un minimo di regole (e di decenza) nella scrittura e nella trama. Come diceva sempre il mio amico Riccardo Mancini: se hai la fortuna di scrivere devi tenere uno standard minimo e neanche nei periodi poco creativi dovresti scendere (sprofondare anzi) sotto quel livello. Una vocina nell’aria mi sussurra: “va beh db ci dici il peccato senza il peccatore?”. Sì: non amo le pubbliche lapidazioni e dunque tengo per me il nome: lo consiglierò in privato a chi dovesse chiedermi un esempio di come non si scrive un racconto. Stretta la galassia e larga la via, dite la vostra che ho scritto la mia.

da: La bottega del barbieri 3 novembre 2020

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