Presentazione

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“Futura Lex” – L’opinione di un lettore

Riporto fedelmente quanto scrittomi privatamente via email da un (anziano) lettore dell’antologia (GFP).

 

“La volta che lo studio legale Impellizzeri salvò la Terra”, di Michele Piccolino, è spiritosissimo.

“Il lato umano”, di Sara Elisa Riva, è molto bello, ed è scritto in bell’Italiano.

“L’Oriente prima delle sabbie” di Franco Ricciardiello, è (opinione personale) palloso.

“Isidoro e MQUAP” di Stefano Tevini, è inconsistente.

“Troppo umano” di Monica Serra, è un buon racconto. Peccato il titolo: rivela subito quale sarà il finale.

“Future Faust” è un altro bel racconto. Per quanto mi riguarda (ma sono problemi miei, non dell’autore), per capirlo mi occorre l’interprete. Non sono rimasto all’Olivetti Lettera 22 (ho conosciuto perfino i centri elettromeccanici a schede perforate!), ma poco ci manca.

“L’ultima causa” di Stefano Carducci e Alessandro Fambrini, è sicuramente un buon testo; ma (inconsapevolmente, è ovvio) ricorda il mio racconto “Il riscatto”. E siccome “ogni scarrafon’è bell’a mmamma soja”, preferisco il mio scritto.

“Tutto il mio dolore” di Milena Debenedetti, mi sembra un po’ poco compatto; che ci siano delle sbavature logiche. Purtroppo, non ho il tempo di rileggerlo.

“Ménage a trois” di Antonino Fazio è senza dubbio suggestivo. Temo però che contenga un vulnus. In sostanza, il protagonista invia un soggetto, a lui identico, a lavorare al posto suo. Solo che lo stipendio che il primo percepisce deve servire a far vivere anche il secondo, ragion per cui il tenore di vita del primo si riduce, in ragione del fatto che una parte dell’introito spetta all’altro. E non deve trattarsi di piccola cifra: quest’ultimo dovrà vestire e comportarsi come colui che lo ha evocato. Ove, per esempio, l’abbigliamento non risulti della gamma consueta, i colleghi individuerebbero che qualcosa non è più come prima.

“Un caso di garanzia”, di Gabriele Falcioni e Francesca Garello, temo soffra di sovrabbondanza. Si racconta una storia, e va bene (nel merito, è apprezzabile); solo che ci sono parti che si conchiudono in sé (pagina 161 – Ore 20.30. Cosa avviene, dopo “«Frutta di stagione.» rispose l’uomo, rassegnato”?) e che non hanno relazione con la storia. Si costituiscono per dare un’idea del quadro d’insieme…? E poi, sono io, quello che si scrive addosso!

“Il processo” di Pier Filippo Pizzo. Mi credo del tutto immune dalla piaggeria, e la corrispondenza che ho scambiato con l’autore sta a testimoniarlo. Detto questo, il racconto è molto bello. Perché colpisce al cuore quel mostro che è la “democrazia diretta”. Abolire il Parlamento, la parola al popolo, va bene per il Festival di San Remo, ma è micidiale in politica. E nemmeno penso, ai possibili brogli. È che trovo agghiacciante in sé, affidare il potere al popolo; sempre, e specialmente quale si manifesta negli ultimi anni.  E da notarsi che il finale del racconto non è affatto grottesco, quanto potrebbe apparire: è perfettamente in linea con la logica di un potere affidato al popolo, che vota ma non sa neanche su che cosa sta votando. Qui e ora, aveva ragione il mio capo ufficio, notoriamente fascista: voleva andare incontro al popolo. Con un carro armato.

“La pena di Chrys” di Davide Del Popolo Riolo è un altro bel racconto. All’apparenza, “Futura Lex” un piffero! Come se certi casi di progressivo incarognimento, in carcere, non fossero, più o meno, già avvenuti… È il colpo di scena finale, che fornisce al testo una profondità ulteriore, che va ad aggiungersi a quella che la narrazione, così realistica e carica di senso, già possiede.

“Chi nasce tunn’, nun mor quadrat’” di Claudia Graziani e Massimo Sensale. Racconto, senza dubbio, divertente. Peccato che il titolo faccia capire subito, che la pizza non può essere quadrata, ragion per cui, quando si apprende la ragione dello scontro fra la Terra e la Galassia, è chiaro in qual modo finirà la querelle… Detto questo, ed avanzate le riserve sul napoletano scritto, il racconto è senz’altro godibile.

Confermo quindi, con alti e bassi, la complessiva ottima qualità dell’antologia. Che certi passaggi risultino ostici a me, niente toglie al valore del testo. Il bischero sono io. I racconti, salvo forse “Tutto il mio dolore”, hanno questo, di vantaggio: hanno una logica interna che non corrisponde alla realtà in cui viviamo, ma perfettamente rispondente a quella “di partenza” dei singoli testi, senza sbavature, invasioni di campo, situazioni forzate al loro interno; una logica di partenza che va accettata dal lettore. Sennò, si arrangi. A pensarci bene: nemmeno Dante è stato all’Inferno, in Purgatorio e in Paradiso…

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Futura Lex, a cura di Gian  Filippo  Pizzo
racconti di Stefano Carducci e Alessandro Fambrini – Milena Debenedetti – Davide Del Popolo Riolo – Lorenzo Fabre – Gabriele Falcioni e Francesca Garello – Antonino Fazio – Claudia Graziani e Massimo Sensale – Michele Piccolino – Gian  Filippo  Pizzo – Franco Ricciardiello – Sara Elisa Riva – Monica Serra – Stefano Tevini
Edizioni La Ponga, 2018, € 18,99
e-book: https://www.amazon.it/Futura-Lex-aa-vv-ebook/dp/B07MLYSVKJ/ref=sr_1_20?keywords=la+ponga+edizioni&qid=1576867291&s=books&sr=1-20

 

 

Oltre Venere – recensione di Romina Braggion 

L’antologia “Oltre Venere” è stata curata da Gian Filippo Pizzo e pubblicata nel 2016 da La Ponga Edizioni.

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L’ho letta dopo “Le Visionarie” e prima di “Divergender” che sto leggendo tuttora. Due bei tomi da affrontare con impegno e dedizione.
“Oltre Venere” è una boccata d’ossigeno tra i due.

Vorrei affrontare la recensione dopo un paio di considerazioni.
Sull’aletta anteriore trovo scritto: “Le scrittrici sognano pecore elettriche?” Mi domando perché dovrebbero; sicuramente sognano i mondi che vorranno creare per chi avrà la bontà di leggerle e avranno decine di modelli, femminili e maschili, altrettanto validi del solito e citatissimo Dick. Inoltre accomunare le scrittrici di fantascienza al concetto di alienità/copia espresso in “Ma gli androidi sognano pecore elettriche” non mi sembra un’uscita felice e rispettosa.

L’introduzione di Gian Filippo Pizzo è un’analisi onesta della situazione delle scrittrici di fantascienza e la condivido.
Dissento solo relativamente a una frase scritta di seguito alla riflessione sulle storie dell’antologia, dimostranti la capacità delle donne di scrivere fantascienza: “C’è però un’eccezione, un racconto decisamente fantastico/orrorifico che sembrerebbe tradire le premesse (cioè l’appartenenza di Oltre Venere alla SF, N.d.R) Non è esattamente così, perché il racconto in questione ha una valenza sociale -purtroppo legata alla più stretta attualità- che lo imparenta molto con la fantascienza speculativa. Leggendolo si capirà il perché.”
Credo che esplorare l’essere Umani in determinati contesti, ponendo domande inconsuete e suggerendo punti di vista straordinari, non sia prerogativa esclusiva della SF.
Ritengo anzi riduttivo voler catalogare o porre Oltre Venere sullo scaffale della Fantascienza.
Mi pare un prodotto ben riuscito di narrativa che si può rivolgere tranquillamente a un pubblico mainstream.

Il curatore deve aver lasciato carta bianca alle autrici, e il risultato è davvero pregevole.
Ognuna ha sconfinato in mondi fantascientifici, fantasy, surreali, bizzarri, weird, horror senza un centro specifico e creando perciò un percorso libero di spaziare e di dirigersi ovunque aggrada il lettore.
Il risultato è una raccolta fresca, nuova, divertente, godibile da tutti, semplice ma non banale, commerciale ma non superficiale. Curioso davvero che si trovino poche notizie di essa su Internet.

Che ne penso dei racconti? Ne ho gradito poco solo uno, dal momento che non amo il genere fantasy.
Geniali e inconsueti sono “Il gestionale” di Giulia Abbate, “Case History” di Francesca Garello e “Il dono” di Loredana Pietrafesavisionari “Scangel” di Cristiana Astori e “Simbiosi” di Serena Barbacetto; “L’ultima milonga” di Elena Di Fazio e “Isola Due:procedura pioggia” di Mariangela Cerrino sono un bell’ammonimento al genere umano; forse “Solo il vento che mi insegue” di Irene Drago può essere considerato davvero SF insieme a “Cyborg Lola” di Alexia Bianchini, divertentissimo racconto pieno di citazioni cinematografiche.
Di “Io ti amo” di Alda Teodorani ho apprezzato il concetto di supremazia della tecnologia, in questo caso un computer, rispetto alla vita di un essere umano, concetto anche piuttosto attuale, ma il finale mi amareggia, avrei preferito che la protagonista godesse di un altro destino.
“Come noi li rimettiamo ai nostri debitori” di Milena Debenedetti, mi sembra una favola moderna e il finale mi emoziona per la speranza
 che ho colto.
Infine “La porta degli annegati” di Denise Bresci si interroga, in maniera inconsueta, su un aspetto tragico di fatti di attualità: il cane che comprende e la sorella che ha dimenticato sono davvero emblematici e il finale allegorico spacca il cuore di terrore e apre la mente alla riflessione.

In questi giorni si discute di classifiche che pongono tra i 10 libri più venduti i soliti noti e in altri post ci si domanda se commerciale è per forza sinonimo di scarsa qualità. Inoltre, tenendo a mente l’annosa questione citata sopra, dell’appioppare l’etichetta SF per comodità di vendita, ritengo “Oltre Venere” una soluzione efficace alle tre tematiche: valida alternativa ai classici, libro adatto a un pubblico mainstream e in grado di riempire “fare cassetto” in una libreria.

Per questo Natale suggerisco vivamente di regalarne una copia, la mia l’ho acquistata sul sito del Libraccio.
Potete anche farlo a voi stessi un bel regalo, scaricatevi l’e-book e piazzatevi comodi sul divano, con accanto una fetta di panettone e un tè.

A presto.
Romina Braggion

da diario di errebi 16.12.19

 

 

“Il 9 maggio” di Pierfrancesco Prosperi – recensione di Gian Filippo Pizzo

L’ucronia al meglio

Pierfrancesco Prosperi, Il 9 maggio: cosa sarebbe successo se Hitler fosse morto a Firenze nel 1938?Homo Scrivens, pp. 209, euro 15,00 stampa

“Gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine “razza”, escludendo pertanto l’estensione della cittadinanza da parte dello stato nucleo alle altre genti […]. La razza può considerarsi come un termine intermedio fra l’individuo e la specie, cioè fra due termini opposti, intendendo la specie, nel suo significato biologico, come la somma di tutti gli individui capaci di dare fra loro incroci fecondi”. Queste deliranti ma anche astruse parole furono scritte nel 1942 nelle pagine di Roma Fascista da Eugenio Scalfari! Sappiamo benissimo che molti uomini politici, giornalisti e comunque intellettuali che hanno contribuito a ricostruire l’Italia nel Dopoguerra erano stati coinvolti, anche se magari non in maniera pesante, con il fascismo, ma rinnovarne ogni volta la consapevolezza lascia comunque interdetti. Specie trattandosi di un esponente rigorosamente lib-lab qual è poi stato Scalfari, specie considerando invece quanti non si lasciarono coinvolgere, preferendo invece l’esilio o addirittura la morte. Un’altra citazione è di Giorgio Bocca: “Sarà chiaro a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, come ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di ridurla in schiavitù”, parole apparse su La Provincia Grande – Sentinella d’Italia il 14 agosto 1942. Il romanzo di Pierfrancesco Prosperi contiene numerose citazioni che introducono i diversi capitoli provenienti da articoli, norme legislative, diari e varie fonti storiche, compresi gli elogi che Mussolini e il fascismo degli inizi ricevettero da parte di Winston Churchill, da Pio XI e persino da Gandhi. Il lavoro di ricerca dell’autore è ammirevole e il romanzo è per più di metà un romanzo storico molto ben documentato che restituisce l’atmosfera fiorentina di quei giorni, tra aprile e maggio del 1938, che precedettero l’atteso viaggio di Adolf Hitler in Italia.

Ma, come rivela subito il sottotitolo, non si tratta esattamente di un romanzo storico ma di una ucronia nella quale si immagina che il dittatore tedesco venga ucciso in un attentato, mentre Mussolini riesce a salvarsi. Sopravvivere all’attentato accrescerà il potere del dittatore italiano, come d’altronde è storicamente avvenuto. Furono sei gli attentati contro Mussolini (i più famosi quelli di Violet Gibson, Anteo Zamboni e Gino Lucetti) e dopo ognuno di questi la propaganda ne approfittò per accrescere la fama della sua invulnerabilità. Nel caso di questo romanzo l’autore prende spunto dal fatto che, nel corso della loro giornata fiorentina, a far da guida ai due tiranni venne chiamato un altro di quegli intellettuali di cui dicevamo all’inizio, Ranuccio Bianchi Bandinelli, già allora noto archeologo, fascista tiepido o meglio antifascista non dichiarato, che accettò malvolentieri l’incarico e ammise successivamente di aver pensato a un attentato. Nessuno avrebbe controllato se egli avesse portato una pistola con sé, ma purtroppo non ebbe il coraggio o comunque non volle compiere un atto che avrebbe cambiato la storia.

Prosperi è però scrittore troppo smaliziato per raccontarci la storia in questi termini e così inventa un’altra trama, quella di quattro giovani avvocati di buona famiglia che decidono di minare un tratto dei lungarni per farlo esplodere quando la macchina dei due Capi di Stato fosse passata sopra. Naturalmente c’è poi un primo colpo di scena che non possiamo rivelare, e quasi tutto il libro assume i toni del thriller dove l’attenzione del lettore resta vigile nel seguire gli avvenimenti, fino ad altri colpi di scena e alla – altrettanto sorprendente – rivelazione finale.

Come abbiamo già scritto l’accuratezza storica è notevole, nella descrizione del percorso, in quella dei luoghi e degli edifici coinvolti (e non sorprende perché Prosperi è anche architetto e urbanista) e, in particolare, ricostruendola vita e gli incontri che avvenivano nei bar frequentati dall’élite, quali Doney o le Giubbe Rosse. Inoltre inserisce gustose notazioni, come quando fa presente che era in programma l’audizione di un atto del Simon Boccanegra, ma, si chiede, Mussolini e Hitler sapevano che racconta la storia di un tiranno? Alla ricostruzione l’autore affianca una buona dose di inventiva divertendosi a scrivere finti articoli e imitando, sulla base delle citazioni reali, lo stile di Scalfari e di Bocca, coinvolgendo Sergio Romano, Palmiro Togliatti e Giulio Andreotti! La storia, infatti, prende un’altra strada, e, con la morte di Hitler la Seconda Guerra Mondiale non scoppia, il fascismo si consolida e i personaggi citati ne sono coinvolti in questa nuova società italiana. In effetti dobbiamo chiarire che il romanzo è ambientato nel 1969, anno della morte del Duce, e che la storia è raccontata con dei flashback nel 1938, con qualche puntata negli anni Cinquanta e nel 1962.

Pierfrancesco Prosperi è, assieme ai più anziani Renato Pestriniero e Mauro Antonio Miglieruolo, il decano degli scrittori italiani di fantascienza, avendo iniziato a pubblicare nel 1960, appena quindicenne. Da allora ha pubblicato ben 28 romanzi (compresi horror, gialli e spy-stories) e un numero sterminato di racconti, molti dei quali ripresentati nell’antologia celebrativa dei primi cinquant’anni di attività Il futuro è passato, apparsa da Bietti nel 2013. La sua produzione letteraria è caratterizzata dal fatto che non usa quasi nessuno degli stilemi più emblematici – secondo la vulgata corrente – della science fiction: nelle sue opere non ci sono astronavi, mostri e robot (utilizzati con parsimonia solo a inizio carriera), ma coerenti speculazioni sulla società e sulle persone, ottenute con il ricorso alla distopia e all’ucronia, due modelli narrativi ai quali si è dedicato con passione. Oltre a romanzi come Seppelliamo Re John (Urania 1533), Autocrisi (Urania Collezione 98), Garibaldi a Gettysburg (Nord, 1998), è di particolare rilievo la quadrilogia dedicata alla diffusione dell’Islam, iniziata nel 2007 con La moschea di San Marco (Bietti) e conclusa nel 2018 con Bandiera Nera! (Tabula fati), in cui si immagina l’avvento di un partito musulmano nel panorama politico italiano e le conseguenze che ne derivano.

Nella postfazione di Gianfranco de Turris – oltre a leggere il testo con l’ottica di destra che gli è abituale e che anche in questo caso non è del tutto giustificata – si rileva che “Il 9 maggio… travalica la tradizionale Storia Alternativa che spesso tende a essere semplicistica perché ricalca cose dette mille volte. Qui invece nulla è scontato, come i lettori si renderanno conto”. Si comprende l’intenzione di manifestare apprezzamento per il lavoro di Prosperi, ma occorre una precisazione, non è che il romanzo travalichi la storia alternativa, è che in genere gli altri scrittori che si sono dedicati a questo genere (genere a sé o sottogenere della fantascienza: fate voi) non abbiano l’accuratezza e la sensibilità dell’autore aretino e si lascino trascinare dalla fantasia più sfrenata e sconclusionata. Prosperi è certamente un autore che si caratterizza per un’approfondita documentazione e per l’istituzione di un rapporto coerente tra storia reale e alternativa.

In definitiva si tratta di un romanzo curato e avvincente, che si potrebbe collocare nella corrente del “fantafascismo”, etichetta che da qualche lustro viene proposta, specialmente da piccole case editrici politicamente orientate e nostalgiche del passato regime, forse con l’illusione di cancellare la realtà storica  rifugiandosi in un immaginario molto poco coerente, almeno a giudicare da certi romanzi che vedono addirittura l’Italia fascista diventare una superpotenza mondiale (per esempio il ciclo di Occidente (Nord, 2001) di Mario Farneti). Nel libro di Prosperi, invece, l’esperienza fascista non è vista da destra e non è frutto di un’operazione nostalgica, come testimoniano alcune citazioni attribuite allo stesso Mussolini che, a proposito di Hitler, dichiara alla moglie Rachele “è degno nipote di Attila. È un uomo spietato e feroce” e che in un’alta occasione confida “[I gerarchi] sono tutte carogne”.

“Futuro criminale” antologia a cura di Gian Filippo Pizzo

Futuro criminale, quando il delitto è fantascienza

Da La Ponga una nuova antologia curata da Gian Filippo Pizzo, questa volta dedicata ai “fantagialli”

“A. si voltò di scatto, tendendo l’orecchio. Il rumore si ripeté.” Una storia che contenga una frase come questa, teoricamente può essere dì qualsiasi genere; ma in pratica si può scommettere che sarà o poliziesca, o di fantascienza. E già questo dimostra l’affinità tra i due generi di narrativa.

Con questa citazione tratta dalla prefazione di Carlo Fruttero e Franco Lucentini a Universo a sette incognite (Mondadori, 1963) si apriva l’introduzione di Gian Filippo Pizzo a Delitti dal futuro, una raccolta di fantagialli che aveva curato per Istos nel 2016 e da noi già recensita.

Seguendo e anzi ampliando il concetto di affinità evidenziato dai due noti curatori di Urania, Pizzo aveva proposto dei racconti che avessero contemporaneamente le caratteristiche del poliziesco e della SF, che rispettassero l’essenza stessa dei due generi. Non quindi semplicemente delle storie di fantascienza che celavano un qualche mistero né dei gialli truccati da science fiction mediante una semplice ambientazione nel futuro, ma dei racconti che seguissero gli stilemi della classica detection – delitto, occasione, movente, alibi, indagine – e fossero al contempo veramente fantascientifici. Operazione ovviamente molto difficile, tanto è vero che opere di questo tipo sono assai rare e solo pochi scrittori, anzi forse il solo Isaac Asimov, possono vantarsi di avere raggiunto questo equilibrio. Ma operazione che può dirsi riuscita, tanto che Pizzo ha pensato di riprovarci e propone adesso questa Futuro criminale che è stata costruita con le stesse caratteristiche e la cui introduzione è un vero e proprio saggio storico sull’argomento.

Da questa introduzione riportiamo un passaggio che esprime bene il concetto alla base della raccolta:

Quando si parla di giallo o di poliziesco si possono intendere storie affatto diverse l’una dall’altra. I cultori di questo genere amano suddividerlo in varie categorie: ci sono i racconti di semplice ambientazione poliziesca e c’è il giallo classico, quello nel quale il lettore “partecipa” con i personaggi alla scoperta del colpevole; c’è il giallo all’americana degli investigatori ubriaconi, nel quale non conta l’enigma ma la rappresentazione di un ambiente e la psicologia dei personaggi. C’è il “nero” in cui il protagonista è il delinquente e non il detective, ci sono le storie al confine con l’orrorifico o con lo spionaggio, c’è il thrilling e c’è il suspense. C’è il cosiddetto giallo d’indagine, in cui il poliziotto di turno va continuamente alla ricerca di indizi e testimonianze, fino a risolvere il caso, e quello di ambientazione forense, che si svolge praticamente in tribunale (Perry Mason). Tutte queste categorie hanno le loro versioni fantascientifiche. Speriamo tuttavia che i lettori siano d’accordo con noi nel ritenere per “gialle” per eccellenza quelle storie nelle quali c’è un mistero, sovente un delitto, da risolvere, e il lettore procede di pari passo con l’investigatore nell’acquisire elementi che portino alla soluzione, tentando di scoprire il colpevole prima dell’ultima pagina. Scrivere gialli fantascientifici in senso così stretto è molto difficile, perché gli elementi inconsueti — robot e macchinari superscientifici, alieni, poteri paranormali, viaggi nel tempo e simili, insomma tutti gli aspetti sociali e tecnologici del presunto futuro — portano disomogeneità e spesso lo stesso autore non riesce a padroneggiarli, finendo per tradire l’esigenza di unità di trama e di consequenzialità logica tipica della detective story. Ciò nonostante c’è un discreto numero di opere che sono connubi se non proprio perfetti almeno ben riusciti tra i due generi.

E naturalmente lo sono anche i racconti presenti! Tra gli autori vi sono vecchie volpi come Domato Altomare, Mauro Antonio Miglieruolo e Antonio Bellomi – con un racconto inedito della serie di Ariel Qeta che segna il suo ritorno alla scrittura dopo qualche tempo – scrittori comunque noti  quali Antonino Fazio e Giovanni Agnoloni, e una notevole e qualificata presenza femminile data da Giulia Abbate, Alessandra Cristallini (in collaborazione con Andrea Pomes), Sara Elisa Riva e Monica Serra. Quanto alle trame, eccone qualcuna: Siamo su Marte e una persona sparisce. Si pensa a un incidente ma in realtà è stata uccisa. Chi è stato, e perché? E cosa c’entra questo delitto con quello che era successo sulla Terra? Oppure: siamo nella Berlino del futuro, un futuro caratterizzato dalla fine di internet, senza più interconnessioni tra noi e il mondo, e uno studente scopre verità che sarebbe meglio non sapere. O ancora: Roma, dove viene assassinato un alto prelato perché dal Tevere è emerso qualcosa che metterebbe in crisi l’esistenza stessa della Chiesa. E così via…

Il curatore

Il curatore della raccolta, Gian Filippo Pizzo, è saggista e antologista: tra i suoi ultimi lavori la Guida ai narratori italiani del fantastico scritta con Walter Catalano e Andrea Vaccaro (Odoya, 2018), premio Italia 2019 quale miglior saggio in volume, e La Luna nell’immaginario (Odoya, 2019) in collaborazione con altri. Per le antologie ricordiamo Le Variazioni Gernsback in collaborazione con Catalano, Roberto Chiavini e Luca Ortino (Edizioni della Vigna, 2014,  riproposta con modifiche da Urania nel n. 1643, Mondadori, 2017), Continuum Hopper, con gli stessi curatori (Edizioni della Vigna, 2016), premio Italia 2017 quale miglior antologia, e la più recente Futura Lex (Edizioni La Ponga, 2018). Inoltre non si può tacere sull’enorme numero di articoli e saggi da lui scritti e pubblicati su quotidiani, riviste e su pubblicazioni specializzate (RobotAliensUraniaIsaac Asimov Rivista di fantascienzaIF, solo per citarne alcune).

Il libro

Il delitto perfetto non esiste… per ora. Ma esisterà domani? Forse, o forse le forze dell’ordine faranno del loro meglio per essere sempre un passo avanti nella lotta al crimine. In un’eterna partita a guardie e ladri questi racconti ci portano nel futuro, a scoprire se il crimine continuerà a non pagare. Conduce le indagini l’ispettore capo Gian Filippo Pizzo.

Gian Filippo Pizzo (a cura di), Futuro criminale, Edizioni La Ponga, collana Cose che voi umani, 2019, pagg. 270, euro 12,99

 

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da: fantascienza.com venerdì 15 novembre 2019

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