Rapporti dal domani – recensione di Daniele Barbieri

«RAPPORTI DAL DOMANI»: 15 STORIE DI QUALITÀ

db su una bella antologia «per imparare ad amare la fantascienza»

Fra i 15 racconti (di 17 fra autori e autrici) 5 sono ottimi, gli altri 10 “solamente” belli o piacevoli. Insomma un’antologia riuscita.


Gian Filippo Pizzo è il curatore di «Rapporti dal domani» (Odissea Delos: 232 pagine per 16 euro) con il sottotitolo «Racconti per imparare ad amare la fantascienza», piuttosto impegnativo. L’idea viene a Pizzo spulciando bibliografie e ritrovando sotto il naso una vecchia antologia intitolata «Progetto uomo» ovvero «18 racconti per chi odia la fantascienza». Decide di cimentarsi in un’impresa simile, chiedendo a giovani autori e autrici di mettersi «nei panni dichi non ama –perchè non la conosce – la fantascienza e di scrivere un racconto che possa indirizzarlo verso la frequenza del genere». A parte questa indicazione generica nessun altro vincolo ma nella prefazione Pizzo racconta alcuni scambi interessanti con Serena Barbacetto e Stefano Carducci a proposito dei “panni altrui”. Probabilmente c’è chi per spiegare i meccanismi (ignoranze certo ma anche paure profonde) di chi non ama la fantascienza avrebbe preferito fiumi – anzi cascate o tsunami – di parole; magari varrà la pena riprendere il tema con l’aiuto di scienziate/i della natura nonché dell’anima. Ma intanto Pizzo ha lanciato 15 sassi (di varie forme e colori) nell’ipotetico stagno della “fantascienza? No grazie” e a me piacerebbe assai ricevere le impressioni di qualcuna/o che si colloca dalle parti del «non amo fs». Nel frattempo mi tocca raccontarvi qualcosa? Ma sì, dai.

La pareidolia è quando la mente elabora in modo fantastico frammenti di percezioni reali incomplete, creando immagini illusorie apparentemente dotate di senso e supporti; forse un cugino più “potente” del deja vu che tante/i sperimentano. Invece l’afantasia è quando non si è più capaci di visualizzare immagine mentali. Sono due dei molti scogli con i quali fa i conti «Bugie bianche» di Serena Maria Barbacetto: una trama davvero bella dove la fantascienza è solo un passetto avanti all’oggi.

Bisogna stare attenti agli aggettivi e io ho soppesato parecchio «geniale» prima di applicarlo a «Oligocrazia» di Milena Debenedetti. Su pregi e inganni del voto anche la fantascienza si è molto esercitata (*) ma qui l’invenzione è allo stesso tempo credibile e inverosimile, un sorprendente mix. Mi auguro che i prossimi legislatori non leggano questo racconto; con quel che passa il convento l’idea potrebbe piacere a loro e ai burattinai.

«La montagna magica» di Alessandro Fambrini è un esercizio di ucronia: in una desolata Italia del 2024 dove il fascismo regio-imperial ancora comanda c’è chi crede nella resistenza delle parole. Semplice quanto efficace. Imperdibile per chi ama Thomas Mann.

Molte belle le idee alla base sia di «I fiori di Marte», firmato da Francesco Grasso, che di «Relitti» ma questo secondo è troppo succinto e forse Elena Di Fazio dovrebbe svilupparlo a romanzo.

Il resto è, a mio avviso, un gradino sotto. Sempre racconti belli, ben scritti; però manca il colpo di genio o di penna.

Senza troppo spoilerare…

Giochi e teletrasporto in «La serata perfetta» di Alessandra Cristallini e Andrea Pomes.

Un dopo catastrofe periferico (il poligono di Teulada) e purtroppo verosimile in «L’area del Capo» di Stefano Carducci.

L’egocentrismo di un romanziere che si sente da Premio Nobel anima «L’ardua sentenza» di Michele Piccolino: il protagonista incontra prima Chiara Valerio (sì, la scrittrice e animatrice de «L’isola deserta» su Radiotre) e poi alcuni viaggiatori del tempo che come certi Greci sono da temere se portano doni.

«Apocalisse su New York» di Pierfrancesco Prosperi è l’unico racconto a prendere di petto la “provocazione” del curatore all’interno della vicenda ma non posso spiegarvi come se no potrei essere incriminato per “spoiler” con l’aggravante della premeditazione.

Sara Elisa Riva e Franco Ricciardiello affrontano in «Eternal» e in «Ritornante» temi classici da nuovi punti di vista: due racconti piacevolissimi ma ho l’impressione che avrebbero avuto bisogno – come detto sopra per «Relitti» – di più spazio.

A chiudere l’antologia un quartetto che, se parlassimo di musica, oscillerebbe fra brio, adagio, con moto, presto, sostenuto, precipitando, allegro moderato e viaaaaa così: «Spire» di Bruno Vitiello, «Il vento nei capelli» di Monica Serra, «Il potere logora» di Gian Filippo Pizzo e «La domanda giusta» a doppia firma (Gabriele Falcioni e Francesca Garello) concludono la sfida.


(*) Se state pensando solo a «Oggi si vota» di Isaac Asimov… beh vuol dire che non avete letto l’ultimo capitolo della vecchia mappa scritta da Daniele Barbieri e Riccardo Mancini (scusate l’autopromozione, ogni tanto scappa) con il titolo «Di futuri ce n’è tanti». Peggio per voi.



da La Bottega del Barbieri

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