La Luna nell’immaginario – recensione di Elena Romanello

La Luna nell’immaginario: Storia, letteratura e cinema del gruppo Maelstrom e di Michele Tetro (Odoya, 2019) a cura di Elena Romanello

By Elenaromanello

Luna

Cinquant’anni fa l’uomo metteva per la prima volta piede sulla Luna, un grandissimo evento, e per ricordare quello Odoya propone un saggio scritto a più mani dagli autori del gruppo Maelstrom, che indaga il rapporto privilegiato che gli esseri umani hanno sempre avuto con il loro satellite tramite l’immaginario, non dimenticando ovviamente i dati scientifici.
Infatti, fin dall’antichità, ci fu chi immaginava viaggi interplanetari verso la Luna, magari a dorso di un animale mitico come l’ippogrifo, immaginando che esistessero civiltà fantastiche: Luciano di Samostata, Ludovico Ariosto, Jules Verne e gli autori dei racconti pubblicati sulle mitiche riviste pulp sono solo alcuni degli esempi ricordati nelle pagine dei libri, molto prima che il sogno si avverasse e ci si andasse davvero, anche se c’è chi lo nega e il libro esamina anche le divagazioni dei negazionisti.
Il libro racconta mille storie, tra libri, cinema, fumetti, arte, illustrazione, pubblicità, musica e televisione, citando per esempio i romanzi usciti nella collana Urania che hanno raccontato in momenti diversi e a generazioni diverse viaggi sulla Luna. Del resto, oltre a Jules Verne, si sono confrontati con il mito della Luna Herbert G. Wells, Arthur Clarke, Robert Heinlein, Yambo, fino al recente Andy Weir.
Il cinema non è stato da meno a celebrare la Luna, con toni diversi, che possono spaziare dal sognante Viaggio nella Luna di George Méliès del 1902 alle atmosfere epiche di 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, uscito un anno prima dello sbarco fino al recente First man che ha raccontato invece l’epopea realistica di Neil Armstrong.
Non sono mancati anche i fumetti, con numeri speciali di note riviste d’epoca come il Corriere dei Piccoli, ma anche le storie di Tin Tin e dei Paperi e Topi disneyani, e non si può dimenticare nemmeno il rapporto tra musica e Luna, da Frank Sinatra con la celebre Fly me to the Moon a ovviamente David Bowie, senza dimenticare gli illustratori, a cominciare da Karel Thole, protagonista di tante copertine Urania.
La televisione sulla Luna ha un posto primario, non solo per la leggendaria cronaca dell’allunaggio con Tito Stagno e Ruggero Orlando, ma anche per serie di culto come Ufo e soprattutto Spazio: 1999, amatissime da chi era bambino e ragazzino negli anni Settanta e ancora oggi ricordate, anche se magari erano implausibili ma non per questo meno affascinanti. Il libro ne ricorda comunque altre da riscoprire meno note, con un taglio a volte anche più realistico.
La Luna nell’immaginario non trascura poi l’aspetto reale, con la storia delle missioni spaziali, uno sguardo sul futuro, il ricordo di quella notte rimasta nel cuore di più generazioni e un’intervista con Umberto Guidoni, uno degli italiani che è andato nello spazio.
La Luna nell’immaginario è un libro per commemorare quel fondamentale evento della Storia umana, uno dei non molti di cui essere fieri, ma anche per confrontarsi con sogni e storie che da sempre il nostro satellite ispira, per chi c’era allora, per chi avrebbe voluto esserci, per chi immagina fin da bambino un giorno di andare anche lui o lei lassù.

Il gruppo Maelström è composto da:

Walter Catalano è redattore delle riviste Carmilla on line e Pulp, collabora regolarmente con varie altre testate tra cui RobotUraniaIf. Ha pubblicato racconti e realizzato cortometraggi anche per la RAI. Per Odoya ha curato la Guida alla letteratura noir.

Roberto Chiavini si occupa di cinema, letteratura fantastica, giochi e insegnamento. Vincitore per cinque volte del premio Italia per la fantascienza, con Odoya ha pubblicato La guerra di Secessione. Storie, battaglie e protagonisti della guerra civile americana.

Luca Ortino ha curato antologie di racconti di genere, soprattutto fantascienza, noir, horror e western.

Gian Filippo Pizzo si occupa da oltre quarant’anni di letteratura e cinema fantastici con articoli su quotidiani e riviste sia specializzate sia generiche e con la curatela di antologie.
Il gruppo Maelström ha curato diverse antologie, pubblicato libri di saggistica e diretto le collane Mellonta Tatua per Fratini di Firenze e Vintage Pulp per La Ponga di Nova Milanese.
Per Odoya ha pubblicato, con l’apporto anche di Michele Tetro: Guida al cinema di fantascienzaGuida alla letteratura horrorGuida al cinema horror e, insieme ad altri saggisti: Guida al cinema fantasyGuida ai narratori italiani del fantastico.

da: liberidiscrivere.com 24/7/2019

Virgilio Martini – di Gian Filippo Pizzo

CRITICA

Virgilio Martini (1903-1986)

Gian Filippo Pizzo

Virgilio Martini è stato uno dei tanti anticipatori della fantascienza italiana, ma probabilmente senza saperlo: forse lo ha scoperto solo nel 1985 quando Gianfranco de Turris lo contattò per chiedergli di ripubblicare due suoi romanzi in una collana da lui diretta e quando pochi mesi più tardi ebbe modo di leggere l’introduzione al suo libro, che purtroppo non fece in tempo a veder pubblicato.

Nato a Compiobbi, frazione di Fiesole vicinissima a Firenze, dal 1928 visse per molti anni in vari Paesi del Sud America e proprio lì, a Guayaquil in Ecuador, diede alle stampe nel 1936 Il mondo senza donne con lo pseudonimo Virgilio Letrusco, mentre le sue esperienze di emigrato le avrebbe raccontate nell’autobiografico L’età imbecille (Guanda, 1948), divertente resoconto delle sue avventure ancora leggibilissimo. Nello stesso anno – era tornato anche se non stabilmente in Italia – pubblicò il secondo romanzo di fantascienza, La Terra senza il Sole, proseguendo poi con La laguna di Venezia (1960), La libertà sotto i carri armati (1972) e il fantapolitico L’allegra Terza Guerra Mondiale (1977).

Il mondo senza donne fu sequestrato dal regime fascista, ebbe traduzioni negli anni Settanta in francese, danese, svedese, brasiliano, mentre in inglese era stato tradotto nel 1954 e accusato di blasfemia; la nuova edizione italiana (terza in totale) del 1955 fu accusata di oscenità ma assolta. Il tema della sparizione delle donne si sarebbe affacciato nella letteratura solo con La prodigiosa scomparsa di Philip Wylie del 1951 ma poi fu scarsamente utilizzato (al contrario del suo opposto, quello della società matriarcale) e anche di questa primogenitura va dato atto a Martini. La trama è semplice da riassumere: un’organizzazione di omosessuali decide di liberare per sempre la Terra dalla presenza delle loro nemiche e crea un microbo, lo spirobacicoccus gynophagus, il quale provoca una malattia letale, la falloppite, che ovviamente agirà solo sul sesso femminile. Dalla pandemia si salva solo una ragazzina, Rebecca, che vive a Mosca, e il padre decide di mettere all’asta la sua “prima volta” quando sarà sviluppata, dopodiché sarà destinata a una vita da prostituta per poter procreare quante più figlie è possibile, anche se quando queste saranno cresciute gli uomini saranno troppo vecchi e si dovrà ovviare con rapporti incestuosi. Ovviamente con una trama così il romanzo si basa di più sulla caratterizzazione dei personaggi e sugli episodi, ma sono decine e decine, tutti divertentissimi e feroci, e il libro si legge d’un fiato. Potrebbe benissimo essere accusato – e qualcuno l’ha fatto – di maschilismo, misoginia, razzismo, antisemitismo, fascismo (ma uno dei personaggi è chiaramente una caricatura di Mussolini) e altro, in realtà si tratta solo di una satira spietata contro tutti gli eccessi comportamentali. Nel settembre 2020 il romanzo è stato oggetto di una mise-en-scene teatrale da parte della regista e attrice Maila Ermini del teatro La Baracca di Prato.

La Terra senza il Sole nacque nel 1922 come commedia teatrale e piacque a Bontempelli e a Pirandello, ma era di difficile rappresentazione e non poté mai andare in scena, così l’Autore la trasformò in romanzo e avrebbe potuto pubblicarla a Parigi (dove allora viveva) nel 1928 se non fosse proprio in quei giorni partito per l’America Latina, dovette quindi aspettare il 1948. Qui l’ambientazione è spostata molto in avanti nel tempo, all’anno 4999, quando sulla Terra la vita sarà diventata semplice e agiata per tutti: non ci sono più guerre, carestie, povertà, criminalità e ingiustizie, si viaggia normalmente verso la colonia marziana e sono scomparse persino le religioni, tranne che per una coppia di anacronistici cattolici presi in giro da tutti. Esistenza quindi quanto mai noiosa e malinconica (l’autore usa il termine decadentista spleen lanciato da Baudelaire e di moda in quegli anni) e così un’assemblea mondiale decide, tanto per far qualcosa, di fare esplodere un’enorme bomba a 2200 metri di profondità sotto la crosta terrestre in modo da far uscire la Terra dall’orbita e scagliarla nello spazio (nuovamente un’idea che Martini ha avuto molto prima di altri). Il romanzo si conclude prima della deflagrazione, ma il bello sta in tutte le discussioni tra favorevoli e contrari, quando persino i cattolici vengono rivalutati, i timorosi che la Terra possa distruggersi e quelli che anelano un diverso futuro. Meno riuscito del precedente ha comunque una forte carica satirica ed è notevole nel presentare i problemi dell’umanità, che a quasi un secolo di distanza sono uguali ai nostri.

L’allegra Terza Guerra Mondiale è anche più satirico degli altri, descrive come nel 1977 la guerra fredda tra USA e URSS diventi calda, anzi caldissima, e finisca col coinvolgere le altre nazioni e provocare la distruzione il mondo. Se la prende duramente con tutti i potenti di allora e in questo sta oggi il suo limite: è troppo legato al periodo storico e bisogna aver vissuto in quegli anni per poterlo apprezzare. Volendo si può fare uno sforzo, basta sostituire Trump a Jimmy Carter, Putin a Brežnev e inserire mentalmente Kim Jong Un nella vicenda e si vedrà che i meccanismi della follia sono sempre gli stessi.

Virgilio Martini con le sue trovate innovative, il suo stile semplice ma elegante, i suoi dialoghi precisi e la sua satira feroce è stato uno dei più importanti autori di fantascienza italiani, sebbene ne sia vissuto a latere.

Bibliografia

La Terra senza il Sole, Il Mondo senza donne, Chieti, Solfanelli, 1986. L’allegra Terza Guerra Mondiale, Firenze, Equatore, 1977

(Tratto con modifiche da Guida ai narratori Italiani del fantastico, di Walter Catalano, Gian Filippo Pizzo e Andrea Vaccaro, Bologna, Odoya, 2018.)

(Da: Robot n. 91)

Delos n. 223

Delos, per chi ama la fantascienza

È online il numero 223 di Delos Science Fiction, con uno speciale dedicato a chi ama e odia la fantascienza e servizi su Star Trek: Lower DecksWonder Woman 84 e

Articolo di Redazione Lunedì 1 marzo 2021

Una classica situazione per un lettore di fantascienza è quella di essere scambiato per un appassionato di UFO, oppure di misteri cosmici o, ancora, di fenomeni paranormali. E chi legge da sempre Asimov, Dick, Heinlein e la Le Guin è lì che tenta di spiegare che la fantascienza è altro, non UFO o almeno non quello che s’intende comunemente con questa parola. Resta il fatto che è difficile far capire ad uno che non ha mai letto nulla di fantascienza che cosa sia realmente. Al massimo, ci si può limitare a proporre una lettura. Ebbene, proprio da queste considerazioni è nata l’antologia Rapporti dal domani. Racconti per imparare ad amare la fantascienza, curata da Gian Filippo Pizzo ed edita da Delos Digital, che raccoglie i racconti di alcuni dei migliori autori italiani di fantascienza che hanno scritto racconti pensati con l’obiettivo di far amare la fantascienza a chi non la conosce, o addirittura la odia.

A questa lodevole iniziativa editoriale abbiamo dedicato il nostro speciale, pubblicando l’introduzione al volume di Pizzo e un parere di quattro scrittori da sempre impegnati nella diffusione della fantascienza in Italia, oltre ad essere tra i più importanti autori italiani: Francesca Cavallero, Albero Costantini, Linda De Santi e Dario Tonani.

Questo numero di Delos Science Fitction propone anche un nutrito numero di servizi, tra cui uno sulla serie d’animazione Star Trek: Lower Decks e la recensione di Arturo Fabra del film Wonder Woman 84. Ancora, Franco Ricciardiello ci presenta la nuova collana Atlantis della Delos Digital, dedicata alla narrativa utopica, ottimista e solarpunk, mentre Andrea Tortoreto ha intervistato Claudia Graziani e Dario Tonani, co-autori del racconto lungo Target Island, uscito nella collana Chew-9, appartenente all’omonima saga creata da Franco Forte. Infine, Alessandro Cosentino ci introduce nella saga videoludica di Assassin’s Creed.

Nella sezione rubriche ci sono una recensione di Donato Rotelli su Cecità di José Saramago, una classifica dei migliori romanzi di Ursula K Le Guin e un’analisi delle serie TV degli anni ‘60 e ‘70 dei coniugi Gerry e Sylvia Anderson.

Il racconto di questo numero di Delos Science Fiction è di Fabio Aloisio, uno dei più interessanti giovani autori italiani.

Delos Science Fiction 223 ∂ Fantascienza.com

Delos Science Fiction 223 ∂ Fantascienza.com

FANTASCIENZA.COM

Il numero 223 di Delos Science Fiction, il supplemento di approfondimento di Fantascienza.com. Servizi, speciali, interviste, racconti di e sulla fantascienza. In questo numero: Fantascienza per chi la odia – Wonder Woman 1984 – Star Trek Lower Decks – Atlantis e il solarpunk – Tonani & Graziani – Assassin Creed LEGGI

(da: www.fantascienza.com/)

Introduzione all’antologia “Rapporti dal domani” – di Gian Filippo Pizzo

Fantascienza per chi la odia

Pubblichiamo per gentile concessione dell’autore e della Delos Digital, l’introduzione all’antologia Rapporti dal domani. Racconti per imparare ad amare la fantascienza, che 

5   Articolo di Gian Filippo Pizzo Sabato 27 febbraio 2021

L’idea di questa antologia mi è venuta mentre stavo controllando dei dati bibliografici: il mio occhio cadde sul titolo di una antologia del 1970 che a suo tempo avevo letto e apprezzato anche se conteneva troppe riedizioni. Il titolo era Progetto uomo, ma era il sottotitolo che mi aveva intrigato: 18 racconti per chi odia la fantascienza. Mi parve che il concetto fosse da riproporre, magari con autori tutti italiani, e così proposi a Silvio Sosio di curare una raccolta per Delos. Ma Silvio, che è una persona molto per bene, forse anche troppo, volle portare in positivo il concetto e mi propose due diversi sottotitoli: Fantascienza for dummies o Racconti per imparare ad amare la fantascienza (non so ancora quale sarà utilizzato), mentre per il titolo vero e proprio avevo scelto Rapporti dal domani. Trovo ancora oggi che il mio sottotitolo fosse più adatto e dotato di una carica dirompente, ma Silvio ha un grosso fiuto editoriale (oltre ad essere un ragazzo simpatico) e mi sono adeguato.

Cominciai così a contattare vari autori, invece di – come faccio di solito – mandare l’invito a tutti coloro che sono nel mio indirizzario, individuando in primo luogo chi oltre a essere un bravo autore avesse avuto esperienze di editing, di critica, di metodologia scrittoria o avesse tenuto dei corsi di scrittura. Una volta ottenuta la adesione di questi (mi dispiace ancora che non abbia potuto partecipare una certa scrittrice) decisi di capovolgere il sistema adottato e chiesi invece ad autori più giovani, pensando che proprio per l’età avessero il polso della situazione e fossero in sintonia con i lettori di oggi. Non ho quindi dato un tema all’antologia se non quello generico dato dal titolo (in soldoni il futuro non troppo remoto) ma ho spiegato qual era l’intento della mia operazione. Ecco esattamente quali sono state le mie linee guida:

Sarà capitato anche a voi di parlare con un amico, un collega, un conoscente che vi ha guardato in modo strano quando gli avete detto di occuparvi di fantascienza. Se non vi ha scambiato per un ufologo ha comunque sostenuto che si tratta di sciocchezze, buone solo per un film o una serie tv da guardare senza troppo impegno. Gli avete spiegato che romanzi come 1984 o film come The Truman Show sono indubbiamente di fantascienza, anche se non sono considerati tali, ma senza smuoverlo più di tanto dalle sue convinzioni (il dubbio che la fantascienza possa veicolare idee glielo avete comunque inculcato). Il passo successivo sarà stato quello di prestargli un libro che potesse farlo recedere dalle sue idee: forse un autore che si è guadagnato la fama anche con la fantascienza come Vonnegut, Ballard o Bradbury; forse Dick, o Asimov (che magari conosceva già, così come chi non ama i gialli ha comunque letto Agatha Christie). Io tanti anni fa feci leggere a mio padre qualcuna delle Cronache marziane: riconobbe che c’erano sia stile letterario che contenuto, ma continuò probabilmente a pensare che il resto della fantascienza non fosse degno di attenzione. Quello che dunque vi chiedo è di cercare di mettervi nei panni di chi non ama – perché non la conosce – la fantascienza e di scrivere un racconto che possa indirizzarlo verso la frequenza del genere. Non ci sono altre indicazioni, il tema è libero, ma vi posso anticipare che il titolo sarà Rapporti sul domani e questo sembrerebbe indirizzare verso l’utopia o la distopia, ma non è detto. Importante che il racconto sia di fantascienza in senso stretto, altrimenti cade tutto il senso dell’antologia

Ad antologia quasi finita ho ricevuto una mail da Serena Barbacetto che ha scritto:

Ho scelto un argomento (la terza età) che tocca tutti e introdotto l’elemento fantascientifico gradualmente nei corso del racconto. Sono curiosa di sapere come gli altri autori hanno approcciato il tema “fantascienza per neofiti”

Le ho risposto:

Quanto alla tua curiosità ti dirò che nessun altro scrittore (o scrittrice) si è posto il problema come hai fatto tu, e per questo sei salita ancora di un altro gradino nella mia considerazione! Gli altri si sono limitati a utilizzare un concetto di SF molto soft, rifuggendo da complicazioni tematiche e usando un vocabolario meno specialistico 

al che lei ha replicato:

Sapevo fin dall’inizio che non avrei scelto quell’approccio. Non si può pensare di avvicinare qualcuno a un genere nascondendolo, “attenuandolo”, cercando di farlo passare inosservato… Mi pare persino più sbagliato di quello che fanno certi editori quando pubblicano fantascienza ma la spacciano qualcos’altro (thriller, mainstream, romance, giallo, noir, azione…), rafforzando nei lettori la convinzione che si tratti di un genere per bamboccioni nerd fissati con certi stereotipi.  

Ho diffuso questo scambio di corrispondenza tra tutti gli autori ottenendo una

Gian Filippo Pizzo
Gian Filippo Pizzo

interessante replica da parte di Stefano Carducci:

Ogni genere letterario è un linguaggio e un insieme di codici che il lettore impara a conoscere leggendo. I generi del fantastico, e la fantascienza in particolare, hanno una caratteristica che li distingue dagli altri generi: il mondo di realtà della narrazione non è condiviso a priori fra autore e lettore. A differenza del genere realistico – mainstream, mimetico – in cui il lettore dà per scontato che una porta si apra a battente o scorra – e il narratore non perde tempo a descrivere come si apre una porta (cit. Delany), il lettore di un racconto di fantascienza deve continuamente adattare le sue aspettative di realtà. È un’incertezza  che rende i generi del fantastico del tutto irriducibili a qualsiasi altro genere letterario, e spesso indigeribili, incomprensibili, a un certo tipo di lettore. Questa destabilizzazione delle coordinate della realtà può essere esaltante per alcuni ma inaccettabile per altri. È  una disponibilità rispetto alla narrazione che non tutti possiedono. Tentare di addolcire o addomesticare questo salto quantico – come ho interpretato l’intervento di Barbacetto – sarebbe diffidare dell’intelligenza del lettore e allo stesso tempo  esorcizzare la differenza del medium.

Credo che Stefano abbia equivocato quanto sostenuto da Serena, il cui intervento va proprio nella stessa direzione. Non c’è differenza di vedute tra i due, mi pare. Comunque li ringrazio particolarmente ma ringrazio anche tutti coloro che hanno partecipato e Silvio che ha ritenuto il progetto valido.

In ogni caso il risultato è a mio parere (grazie, sono il curatore!) una antologia veramente ottima, che spero abbia il successo che merita anche perché si tratta di una iniziativa alla quale, come potete immaginare, tengo moltissimo.

(Alcuni diritti riservati)

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