Virgilio Martini – di Gian Filippo Pizzo

CRITICA

Virgilio Martini (1903-1986)

Gian Filippo Pizzo

Virgilio Martini è stato uno dei tanti anticipatori della fantascienza italiana, ma probabilmente senza saperlo: forse lo ha scoperto solo nel 1985 quando Gianfranco de Turris lo contattò per chiedergli di ripubblicare due suoi romanzi in una collana da lui diretta e quando pochi mesi più tardi ebbe modo di leggere l’introduzione al suo libro, che purtroppo non fece in tempo a veder pubblicato.

Nato a Compiobbi, frazione di Fiesole vicinissima a Firenze, dal 1928 visse per molti anni in vari Paesi del Sud America e proprio lì, a Guayaquil in Ecuador, diede alle stampe nel 1936 Il mondo senza donne con lo pseudonimo Virgilio Letrusco, mentre le sue esperienze di emigrato le avrebbe raccontate nell’autobiografico L’età imbecille (Guanda, 1948), divertente resoconto delle sue avventure ancora leggibilissimo. Nello stesso anno – era tornato anche se non stabilmente in Italia – pubblicò il secondo romanzo di fantascienza, La Terra senza il Sole, proseguendo poi con La laguna di Venezia (1960), La libertà sotto i carri armati (1972) e il fantapolitico L’allegra Terza Guerra Mondiale (1977).

Il mondo senza donne fu sequestrato dal regime fascista, ebbe traduzioni negli anni Settanta in francese, danese, svedese, brasiliano, mentre in inglese era stato tradotto nel 1954 e accusato di blasfemia; la nuova edizione italiana (terza in totale) del 1955 fu accusata di oscenità ma assolta. Il tema della sparizione delle donne si sarebbe affacciato nella letteratura solo con La prodigiosa scomparsa di Philip Wylie del 1951 ma poi fu scarsamente utilizzato (al contrario del suo opposto, quello della società matriarcale) e anche di questa primogenitura va dato atto a Martini. La trama è semplice da riassumere: un’organizzazione di omosessuali decide di liberare per sempre la Terra dalla presenza delle loro nemiche e crea un microbo, lo spirobacicoccus gynophagus, il quale provoca una malattia letale, la falloppite, che ovviamente agirà solo sul sesso femminile. Dalla pandemia si salva solo una ragazzina, Rebecca, che vive a Mosca, e il padre decide di mettere all’asta la sua “prima volta” quando sarà sviluppata, dopodiché sarà destinata a una vita da prostituta per poter procreare quante più figlie è possibile, anche se quando queste saranno cresciute gli uomini saranno troppo vecchi e si dovrà ovviare con rapporti incestuosi. Ovviamente con una trama così il romanzo si basa di più sulla caratterizzazione dei personaggi e sugli episodi, ma sono decine e decine, tutti divertentissimi e feroci, e il libro si legge d’un fiato. Potrebbe benissimo essere accusato – e qualcuno l’ha fatto – di maschilismo, misoginia, razzismo, antisemitismo, fascismo (ma uno dei personaggi è chiaramente una caricatura di Mussolini) e altro, in realtà si tratta solo di una satira spietata contro tutti gli eccessi comportamentali. Nel settembre 2020 il romanzo è stato oggetto di una mise-en-scene teatrale da parte della regista e attrice Maila Ermini del teatro La Baracca di Prato.

La Terra senza il Sole nacque nel 1922 come commedia teatrale e piacque a Bontempelli e a Pirandello, ma era di difficile rappresentazione e non poté mai andare in scena, così l’Autore la trasformò in romanzo e avrebbe potuto pubblicarla a Parigi (dove allora viveva) nel 1928 se non fosse proprio in quei giorni partito per l’America Latina, dovette quindi aspettare il 1948. Qui l’ambientazione è spostata molto in avanti nel tempo, all’anno 4999, quando sulla Terra la vita sarà diventata semplice e agiata per tutti: non ci sono più guerre, carestie, povertà, criminalità e ingiustizie, si viaggia normalmente verso la colonia marziana e sono scomparse persino le religioni, tranne che per una coppia di anacronistici cattolici presi in giro da tutti. Esistenza quindi quanto mai noiosa e malinconica (l’autore usa il termine decadentista spleen lanciato da Baudelaire e di moda in quegli anni) e così un’assemblea mondiale decide, tanto per far qualcosa, di fare esplodere un’enorme bomba a 2200 metri di profondità sotto la crosta terrestre in modo da far uscire la Terra dall’orbita e scagliarla nello spazio (nuovamente un’idea che Martini ha avuto molto prima di altri). Il romanzo si conclude prima della deflagrazione, ma il bello sta in tutte le discussioni tra favorevoli e contrari, quando persino i cattolici vengono rivalutati, i timorosi che la Terra possa distruggersi e quelli che anelano un diverso futuro. Meno riuscito del precedente ha comunque una forte carica satirica ed è notevole nel presentare i problemi dell’umanità, che a quasi un secolo di distanza sono uguali ai nostri.

L’allegra Terza Guerra Mondiale è anche più satirico degli altri, descrive come nel 1977 la guerra fredda tra USA e URSS diventi calda, anzi caldissima, e finisca col coinvolgere le altre nazioni e provocare la distruzione il mondo. Se la prende duramente con tutti i potenti di allora e in questo sta oggi il suo limite: è troppo legato al periodo storico e bisogna aver vissuto in quegli anni per poterlo apprezzare. Volendo si può fare uno sforzo, basta sostituire Trump a Jimmy Carter, Putin a Brežnev e inserire mentalmente Kim Jong Un nella vicenda e si vedrà che i meccanismi della follia sono sempre gli stessi.

Virgilio Martini con le sue trovate innovative, il suo stile semplice ma elegante, i suoi dialoghi precisi e la sua satira feroce è stato uno dei più importanti autori di fantascienza italiani, sebbene ne sia vissuto a latere.

Bibliografia

La Terra senza il Sole, Il Mondo senza donne, Chieti, Solfanelli, 1986. L’allegra Terza Guerra Mondiale, Firenze, Equatore, 1977

(Tratto con modifiche da Guida ai narratori Italiani del fantastico, di Walter Catalano, Gian Filippo Pizzo e Andrea Vaccaro, Bologna, Odoya, 2018.)

(Da: Robot n. 91)

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