Il grande cinema di fantascienza: aspettando il monolito nero – introduzione di Gian Filippo Pizzo

Questo volume è ormai superato del più recente Guida al cinema di fantascienza degli stessi autori (Odoya), ma l’introduzione è sempre valida 

Aspettando il monolito nero

Esce da Gremese il secondo volume del Grande cinema di fantascienza, di Roberto Chiavini, Gian Filippo Pizzo e Michele Tetro, che prende in esame il cinema fantastico da Méliès alla fine degli anni Sessanta. Ne presentiamo l’introduzione

Questo volume rappresenta la prima parte di un’opera sul cinema fantascientifico, Il grande cinema di fantascienza appunto, della quale è già uscita la seconda parte, Da 2001 al 2001, ovviamente sempre per l’editore Gremese. I lettori non ce ne vogliano per questa inusuale (ma non poi così rara) inversione dei tempi, dettata da motivi di opportunità, ma l’occasione di far uscire nell’anno 2001 un libro sulla fantascienza cinematografica che partiva proprio dal capolavoro di Kubrick 2001: Odissea nello spazio, era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Quello che invece ci dispiace è di non essere riusciti a far pubblicare questa parte nel 2002, quando ricorreva il centenario del cinema fantascientifico. Anche se i canoni del genere si preciseranno solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, anzi a partire dagli anni Cinquanta, con l’arrivo dei primi capolavori del moderno fantacinema (che allora era definito, almeno in Italia, “scientifilm”) e cioè Ultimatum alla Terra di Robert Wise e La cosa da un altro mondo di Nyby/Hawks, entrambi del 1951, la nascita del cinema di fantascienza viene fatta risalire al Voyage dans la Lune di Georges Méliès, del 1902.

Questa origine è abbastanza nota, almeno agli appassionati (e ai cinefili in genere) ma è troppo divertente per non accennarne ancora una volta. Georges Méliès, il cui corpo riposa nel monumentale cimitero parigino del Père Lachaise, con una lapide che lo saluta come “creatore del cinema fantastico”, era un uomo di teatro (attore, impresario, ma soprattutto illusionista) che si appassionò subito al cinematographe dei Fratelli Lumière. Un giorno, mentre filmava il traffico di una strada parigina, la pellicola gli si inceppò e poté riprendere le riprese solo qualche minuto dopo, quando ovviamente la scena era ormai cambiata. Nello sviluppare la pellicola, vide come per magia una carrozza trasformarsi in un carro funebre: era nato il primo “effetto speciale” della storia! Ma non solo: in effetti in quel momento era nato il Cinema, la Settima Arte. Méliès si rese subito conto che il cinematografo non era solo una curiosità, non serviva soltanto a documentare L’uscita degli operai dalla fabbrica o L’arrivo del treno alla stazione (primo film “horror” della storia, visto il panico che provocò tra gli spettatori!) come volevano i Lumière, ma poteva servire a raccontare delle storie. Iniziò a realizzare una serie di opere, tutte di argomento fantastico, dal Faust a Cenerentola fino al suo ultimo film La conquista del Polo del 1912, tra le quali il Viaggio nella Luna inaugura il cinema di science fiction (anche se la parola non esisteva neanche: sarebbe nata nel 1926 nella versione scientific fiction, poi abbreviata in scientifiction).

Da allora e per mezzo secolo sarebbero uscite una serie di opere tutte definite solo a posteriori come fantascienza (e d’altra parte la mania classificatoria non c’era ancora) ma in realtà appartenenti in genere all’avventura esotica venata di fantastico e condita di dettagli pseudoscientifici (con le ovvie eccezioni di film quali Metropolis o La vita futurao ancora il Paris qui dort di René Clair, purtroppo inedito in italia), che comunque costituiscono punti fermi nella storia del genere in quanto ne rappresentano un primo corpus abbastanza omogeneo che ispirerà le produzioni future: Aelita, King Kong, Frankenstein, Il cervello mostro, La maschera di Fu Manchu, Island of Lost Souls e via dicendo. Poi, dai primi anni Cinquanta, c’è la prima codificazione del genere, che si caratterizza come una avventura basata sullo Spazio, sia che si trattasse di evadere dal nostro piccolo Mondo per esplorare l’Infinito, sia che fosse lo Spazio stesso – o meglio i suoi Abitanti – a fare visita alla nostra Terra. E’ evidente l’influsso dato da una parte dallo sviluppo della missilistica e della nascente astronautica e dall’altra dai primi avvistamenti di Oggetti Volanti Non Identificati (il primo caso di UFO è del 1948).

Presto però a questi elementi esteriori si mescolano altri elementi, derivati da nuove scoperte scientifiche, dalla situazione politica mondiale (la Guerra Fredda), dall’evolversi dei costumi, eccetera, e la fantascienza cinematografica ne terrà conto. Magari senza cambiare la struttura esteriore e dunque rispettando i canoni, ma con una diversa consapevolezza e significati più profondi: L’invasione degli ultracorpi non è solo l’attacco di creature aliene, e Il pianeta proibito non è solo la descrizione di un mondo lontano.

Ma di queste cose diremo meglio nel testo. Qui abbiamo voluto fare un accenno storicistico solo perché la nostra trattazione non procede per ordine cronologico, ma per temi omogenei. Come nel precedente volume, ci è sembrato più utile raggruppare tematiche e argomenti affini, che possono essere meglio esaminati, riservando una parte consistente alle schede dei film che abbiamo considerato più rappresentativi. In questi saggi vengono citati (qualcuno anche più volte, perché rientra in più argomenti) oltre 300 film: di questi, solo 60 li abbiamo giudicati degni di avere una scheda analitica, mentre sono decine quelli che non citiamo affatto perché non ci sembrava il caso (in particolare, molta sottoproduzione giapponese e parecchi del periodo del cinema muto). E, si noti, ci siamo riferiti soltanto a pellicole apparse in Italia e circolate nelle sale cinematografiche (solo in rarissimi casi abbiamo citato dei titoli di film apparsi solo su videocassetta o trasmessi in TV, assieme a qualche titolo importante rimasto – purtroppo – inedito). Il periodo da noi considerato va dal 1902 al 1967 (anni di distribuzione italiana, non di produzione), ma si trova anche qualche film del 1968 che non aveva trovato posto nel precedente volume. A dire il vero ci sarebbe piaciuto arrivare fino al (21 luglio) 1969, in modo da poter adottare un sottotitolo del tipo “Dal Viaggio nella Luna all’allunaggio” o “Da Méliès ad Armstrong”, ma evidentemente non potevamo parlare nuovamente del 1968 e del 1969. Per cui, rispettando il contenuto, il sottotitolo di questo libro suona Aspettando il monolito nero, con riferimento al famoso “obelisco” di 2001: Odissea nello spazio che Valerio Evangelisti ha evocato nella sua introduzione al precedente volume. Probabilmente è un po’ troppo specialistico (ma, per gli appassionati, molto evocativo), e forse anche cerebrale, ma ci sembrava adatto vista la centralità che al film di Kubrick abbiamo dato nell’altro volume e, tutto sommato (tra le righe), anche in questo. Per noi è giusto così.

60 film rappresentativi (1902-1967)

Fare una cernita quando si ha a disposizione abbondanza di materiale è sempre un’impresa difficile: tra le altre cose si rischia di essere presi dalla sindrome del mangiatore di ciliegie, in cui si comincia prendendo quelle più rosse e succose, ma alla fine si mangia tutto il piatto. Nel nostro caso, scegliere 60 film tra i centinaia prodotti tra gli anni 1902-1967 era aggravato da una ulteriore complicazione: che non si dovevano selezionare i 60 migliori (cosa relativamente più facile), ma quelli più significativi, secondo vari criteri che esponiamo più sotto. Alla fine, dopo accese discussioni e vari scambi di e-mail, siamo riusciti a produrre una lista, che come accade sempre in questi casi è frutto di compromessi, ma che nel complesso ci soddisfa. Anche perché sappiamo benissimo, e lo sapevamo pure prima, che in ogni caso ciascun lettore avrebbe fatto una scelta diversa, anche se di una sola pellicola da inserire o da togliere. Quindi la nostra mediazione è solo una delle tante possibili, e va rispettata comunque. Di una cosa siamo in ogni caso sicuri: questa lista dei 60 film più rappresentativi del periodo considerato contiene tutti i capolavori del genere, sia quelli unanimemente considerati dalla critica (specializzata e non) che quelli così giudicati tali dagli autori.

Su uno di questi film, Il pianeta proibito, vorremmo spendere qualche parola di più in questa sede. Non perché si tratti del capolavoro assoluto della fantascienza, ma perché è senza ombra di dubbio il più paradigmatico del genere, la pellicola nella quale si concentrano in un equilibrio quasi perfetto tutte le tematiche che costituiscono i presupposti della SF. In Forbidden Planetc’è l’esplorazione spaziale, il mistero dell’ignoto, il fascino della civiltà perduta, l’incontro con l’alieno, lo scienziato pazzo, la robotica e la cibernetica, la tecnologia avanzata, la tematica psicologica, quella ecologica e quella antropologica, l’enigma scientifico, il tutto inserito in una trama perfetta dall’impianto avventuroso, ma che alterna sapientemente momenti drammatici, suspence e momenti leggeri (o addirittura brillanti), con persino una sottotrama sentimentale. Tutti elementi che presi uno o due alla volta costituiscono la base di tanti film e che qui si ritrovano per una sorta di miracolo irripetibile fusi insieme in un mélange quasi perfetto. E aggiungiamo anche la derivazione letteraria “nobile” (la trama è ispirata nientedimeno che alla Tempesta di Shakespeare) e un aspetto formale indicativo come la colonna sonora composta, prima volta nella storia, al computer.

Venendo ai criteri di selezione, una scelta dei 60 film più rappresentativi dei primi 65 anni di cinematografia fantascientifica doveva secondo noi necessariamente contenere il primo film in assoluto (Viaggio nella Luna), il primo sonoro (Frankenstein), il primo a colori (Dr. Cyclops), e anche il primo del dopoguerra (Uomini sulla Luna), punto dal quale in effetti comincia realmente la storia del cinema di fantascienza, essendo tutto il periodo precedente da considerarsi pionieristico, o almeno non compiutamente definito, non essendo ancora ben chiari i canoni del genere. Ci volevano poi una rappresentanza del cinema per ragazzi (Un professore tra le nuvole), una del cinema di animazione (La diabolica invenzione), una del film comico (Le folli notti del dottor Jerryl, preferito ad altri di Jerry Lewis più fantascientifici ma meno riusciti), una di derivazione mediale (Flash Gordon), un esempio di commedia (Lo scandalo del vestito bianco). In tutti questi casi la scelta è stata pressoché obbligata (la vera scelta è stata quella di inserire queste categorie), perché in pratica – come spieghiamo nel testo – nel periodo in esame non esiste una vera produzione per i minori, non si saccheggiano fumetti e serialtelevisivi alla ricerca di soggetti, non si producono cartoni animati di genere, la parodia comica e la commedia leggera hanno altre ambientazioni cui attingere.

Poi c’era l’esigenza di non trascurare le riduzioni per lo schermo dei classici della letteratura (Jules Verne e Herbert George Wells sono ben rappresentati, ma sono presenti anche Ray Bradbury, William Golding, Robert Louis Stevenson, Robert Sheckley, Mary Shelley, Conan Doyle e George Orwell, anche se la versione filmata del suo 1984 non è tra le più felici) e di non dimenticarci registi importanti (abbiamo John Frankenheimer e Jean-Luc Godard, François Truffaut e Jack Arnold, Howard Hawks ed Elio Petri, Stanley Kubrick e George Pal, Joseph Losey e Don Siegel, James Whale e Fritz Lang, Mario Bava e Alfred Hitchcock, mentre ci è spiaciuto molto non poter inserire il grande Frank Capra, ma il suo Orizzonte perduto – che nel testo citiamo doverosamente – è più fantastico che fantascientifico). Oltre a ciò, abbiamo cercato di omaggiare anche molti onesti e bravissimi artigiani che se non hanno fatto la storia del Cinema con la C maiuscola sono pur sempre dei pilastri della filmografia fantastica (registi, soggettisti, curatori di effetti speciali come Willis O’Brien e Ray Harryhausen). Ancora, abbiamo anche cercato di non trascurare nessun periodo storico e di rappresentare un po’ tutti i sottogeneri di cui il cinema fantascientifico è composto: l’invasione aliena, la fantapolitica, l’esplorazione spaziale e così via.

Un aspetto che ci ha fatto discutere ha riguardato l’opportunità di inserire più film facenti parte dello stesso “ciclo”, almeno quando i seguiti non sono inferiori al capostipite, come avviene per la serie di Quatermass o per La vendetta del mostro. Per coerenza con il nostro lavoro precedente abbiamo deciso per il no, risolvendo la questione con un piccolo artificio: una scheda più breve in appendice a quella principale.

Una particolare attenzione è stata riservata al film italiano. Se nel volume precedente (Da 2001 al 2001) i film italiani erano appena 2 su 70 (e quasi inseriti a forza), in questo sono ben 6 su 60, cioè un buon 10%. Questo perché negli anni Cinquanta e (primi) Sessanta la nostra cinematografia di genere era in effetti competitiva con quella straniera e, grazie alla bravura di artigiani geniali come Margheriti e Bava, riusciva a supplire con l’inventiva a budget ridotti.

A titolo di curiosità segnaliamo i titoli che ci hanno fatto più discutere, quelli che avremmo potuto inserire se la nostra lista fosse stata più ampia: Orizzonte perduto, La donna e il mostro, Il mostruoso uomo delle nevi, SOS i mostri uccidono ancora, La morte dall’occhio di cristallo, Daleks il futuro tra un milione di anni, Caltiki il mostro immortale, L’invasione dei mostri verdi, I sette navigatori dello spazio, Il vampiro del Pianeta Rosso (al quale abbiamo preferito, sempre di Corman, L’uomo dagli occhi a raggi X) e qualche altro.

Ancora due osservazioni. Questa lista contiene un film francamente brutto quale I 27 giorni del pianeta Sigma, inserito un po’ per motivi nostalgici e un po’ perché veramente indicativo di come si possa sprecare un’idea di fondo tutto sommato non malvagia, e di come l’ideologia reazionaria condizionasse pesantemente la cinematografia popolare, come dimostrano anche molti western e film di guerra dello stesso periodo. Secondo: in questa scelta è presente anche un film mai uscito nelle sale cinematografiche italiane (criterio di partenza del nostro lavoro: solo in rarissime occasioni abbiamo citato seguiti usciti solo in cassetta o passati in TV), e cioè Plan 9 From Outer Space. Questo perché la pellicola, da qualcuno considerata “il più brutto film mai prodotto” (ma non è vero: c’è di peggio, e non solo nella fantascienza) nel corso degli anni è diventata veramente di culto pur essendo circolata solo su videocassetta, situazione che si è rafforzata dopo l’uscita del film biografico (e splendido film) di Tim Burton dedicato al suo regista, Ed Wood. E se è diventata di culto, è perché si lascia ancora guardare con simpatia, grazie al suo misto di pretenziosità e di candida ingenuità: cosa che non si può certo dire di molti film più celebrati.

(Tutti i diritti riservati ©2003 Gian Filippo Pizzo e Associazione Delos Books)

 

da  fantascienza.com

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